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News

COVID 2019-MANIFESTAZIONE PASQUA SOSPESA

Cari amici,
l’Emergenza #Coronavirus ci impone di non scendere in piazza il 27, 28 e 29 marzo per le #UovaAIL2020. Abbiamo messo al primo posto il senso di responsabilità verso i volontari, i pazienti, ex pazienti e trapiantati che, da immunodepressi, sono particolarmente a rischio per il COVID-19.

La manifestazione di Pasqua è SOSPESA e invitiamo tutti a voi a restare a casa.
Siamo sempre a vostra disposizione alla mail ailbari@tin.it

STELLE DI NATALE 2019

Cari amici, il 6/7/8 Dicembre saremo nelle principali piazze di Bari e provincia.
Seguiteci su FB per tutte le novità ed i gadget natalizi:)
Info al n. 080.5427399 - ailbari@tin.it

PASQUA 2019

Cari amici, il 5/6/7 Aprile saremo nelle principali piazze della provincia per la vendita delle Uova di Pasqua.
Vi aspettiamo!
Per info 080.5427399 o ailbari@tin.it

PASQUA 2018

Al via la nuova edizione della raccolta fondi Uova di Pasqua.
Il 16-17-18 Marzo saremo nelle principali piazze di Bari e provincia
Vi aspettiamo!!

La ricompensa per la perseveranza

Erano le 11:30 del 21 marzo 1994, lunedì. Mi trovavo presso l’ITIS di Melfi, dove insegno e, perdurandomi i sintomi di instabilità e lo stato di spossatezza che, sin dal giorno precedente, stando in casa, avevo avvertito, decisi di recarmi al reparto di medicina del vicino ospedale.

Incontrai il primario, che conoscevo abbastanza bene, il quale, dopo avermi visitato, mi accompagnò a fare un emocromo presso il centro trasfusionale. Il risultato dell’esame si rivelò drammatico: sentii parlare, senza capire a fondo cosa significasse, di duemila “bianchi”. Rifecero l’emocromo temendo un guasto alla macchina, ma tutto fu confermato. Mi ricoverai immediatamente e mia moglie mi raggiunse dopo circa un’ora, non appena uscì da scuola. Il martedì nella tarda mattinata, telefonarono dall’ospedale all’ambulatorio di ematologia del Policlinico di Bari e fissarono l’appuntamento per il giorno successivo.
A Bari, il mercoledì, nel primo pomeriggio, comunicarono all’amico chirurgo e a mia moglie che mi avevano accompagnato, che trattatavasi di una patologia di tipo “primario”. Intuii, anche senza aver ascoltato direttamente tutta la diagnosi, che la malattia era molto grave. Dopo alcune resistenze da parte mia, mi ricoverai ed iniziò così il lungo iter della chemioterapia. Fui sottoposto a tre cicli, ciascuno della durata di circa quaranta giorni, con un intervallo di sette giorni tra il primo ed il secondo e di circa dieci tra il secondo e il terzo. Furono giorni terribili, soprattutto per il pericolo incombente della depressione, che poteva subentrare da un momento all’altro. Riuscii a schivare il citato pericolo perché il personale medico e paramedico, gli amici e i familiari, mi colmarono di grande attenzione e di molto affetto. I medici mi consentirono perfino di fare le terapie relative al terzo ciclo, stando in albergo. Gli amici e i familiari mi telefonavano tutti i giorni e mi venivano spesso a trovare nonostante le difficoltà per l’accesso al reparto. Il mio amico chirurgo era in continuo contatto con i medici che mi curavano. Mia moglie, dal primo giorno che venne a Bari, non rientrò più a casa, se non con me; trascorreva l’intera giornata restando sempre nell’atrio del reparto, tranne che per quell’ora di visita consentita e telefonandomi quasi ogni ora, per poi rientrare in albergo a tarda sera.
Nella prima decade di settembre tornai definitivamente a casa ed iniziai la cosiddetta “cura di mantenimento” durata due anni e i continui controlli, cui ancora oggi mi sottopongo ad intervalli, però, sempre più lunghi. Nel mese di novembre del 1994, mi comunicarono che il midollo era in remissione completa. Ovviamente fui molto contento anche se i primi tre anni li trascorsi in maniera molto tormentata per il timore di una recidiva, che, finora, grazie al cielo, non si è verificata. Oggi confesso di essere più tranquillo.